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La Galleria Erica Ravenna
presenta
Materia Madre/Lingua Madre
A cura di Benedetta Carpi De Resmini
Inaugurazione 12 maggio, ore 18.00
12 maggio – 30 settembre 2026
Il 12 maggio la galleria Erica Ravenna inaugura la seconda mostra del 2026 proseguendo l’approfondimento sul tema del paesaggio e della natura avviato con la mostra di Vincenzo Agnetti appena conclusa.
Il progetto espositivo Materia Madre / Lingua Madre, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, nasce da una riflessione sulla materia come elemento primario e generativo, matrice del vivente, e di lingua come processo continuo di traduzione e trasformazione. La mostra si configura come un paesaggio in divenire: un territorio sensibile in cui la natura non è sfondo né semplice oggetto di rappresentazione, ma presenza attiva — una forza che muta, respira, resiste e si rigenera.
Gli artisti invitati — Cyril de Commarque, Laura Pugno, Gaia Scaramella e Lucia Veronesi — intrecciano le loro ricerche come sistemi radicali sotterranei, attraversando materia, segno, gesto e simbolo. Pur nella diversità dei linguaggi, le loro pratiche condividono una tensione comune: interrogare il confine instabile tra organico e culturale, tra ciò che cresce spontaneamente e ciò che viene costruito, nominato, controllato.
Come afferma la curatrice: «la materia si fa narrazione, il mito si deposita nelle superfici, il segno germina come un seme. Le opere emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio, a sua volta, si fa corpo, sostanza, traccia. In questo orizzonte, umano e non umano non si oppongono, ma entrano in una relazione di ascolto reciproco. Il linguaggio non descrive la natura dall’esterno: ne segue i ritmi, ne accoglie l’instabilità, ne riflette le trasformazioni. La metamorfosi diventa così una pratica relazionale, una postura critica capace di riconoscere nell’incertezza una condizione fertile.
La mostra si presenta come un ecosistema di mutazioni: uno spazio in cui forme, parole e immagini si disgregano e si ricompongono continuamente, mentre la natura riscrive senza sosta la propria grammatica. La trasformazione non è soltanto un immaginario poetico, ma un principio ecologico: adattamento, rigenerazione, persistenza. In questa prospettiva, anche il linguaggio si rivela materia viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove alleanze tra essere umano e ambiente. La “lingua madre” evocata dal titolo non coincide con un’identità chiusa o con un’appartenenza esclusiva: è piuttosto una lingua originaria e preverbale, informe e condivisa, quella che precede la parola codificata, che appartiene al corpo, al respiro, alla relazione. Una lingua comune, radicata nella nostra materia madre.»
Ad aprire il percorso espositivo sono le opere su carta e una scultura lignea di Cyril de Commarque. Nella sua ricerca, dati ambientali, tracce naturali e visioni pre-umane si traducono in forme scultoree e immagini essenziali, capaci di rendere percepibili processi spesso invisibili. Il legno, materiale mai neutro, reca in sé la memoria dei territori da cui proviene. Mentre le forme bulbose, antropomorfe e generative, delle opere su carta attraversate da radici e germinazioni, evocano ecosistemi originari e nuove possibilità di vita nell’epoca dell’Antropocene. Le opere di Laura Pugno della serie Persuasioni proseguono la mostra. Realizzate con la sabbia come materiale pittorico, nascono da un’indagine sulle piante costiere e sul fragile equilibrio tra permanenza e dispersione. La sabbia, elemento necessario alla vita delle specie rappresentate, sfugge al controllo e rivela la precarietà di ogni tentativo umano di dominio sulla natura. Il riferimento è alla costa veneta affacciata sull’Adriatico e a Bibione, territorio profondamente trasformato dall’antropizzazione turistica e dai continui interventi di ripascimento. Nel lavoro di Pugno la materia naturale conserva invece la propria autonomia: l’acqua modella, sedimenta, lascia tracce. L’opera nasce da un dialogo con i processi ecologici, non da un atto di controllo. La mostra prosegue con le opere di Lucia Veronesi e con The plants you kill are doing quite well, lavoro in cui l’artista restituisce visibilità a specie credute estinte e riemerse sotto nuove tassonomie. Attraverso monotipi e ricami, il linguaggio scientifico si trasforma in lessico poetico, generando un nuovo vocabolario vegetale. Più in generale, la sua ricerca si confronta con ciò che scompare – forme, specie, parole, memorie – costruendo una grammatica fragile in cui l’estinzione appare non solo come fenomeno biologico, ma anche come perdita simbolica e culturale. In ultimo, la mostra si chiude con le opere di Gaia Scaramella. Per l’artista la materia occupa un ruolo centrale: superfici, oggetti e immagini vengono trasformati attraverso processi che generano cortocircuiti tra ironia, vulnerabilità e critica sociale. La materia non è mai semplice supporto, ma organismo vivo e spazio relazionale, capace di mettere in tensione naturale e artificiale, cura e costrizione, desiderio e collasso. Nella serie Matribus, piccole figure antropomorfe emergono da elementi ceramici lucidi e seriali, sospese tra nascita e caduta. L’artista costruisce una micro-comunità di esseri fragili che cercano sostegno in strutture ambigue: nido, oggetto di design, grembo, dispositivo. Un’allegoria della condizione contemporanea, in cui ciò che protegge può anche limitare, e ogni forma di dipendenza rivela al tempo stesso vulnerabilità e possibilità di relazione.
Ad accompagnare la mostra, sarà pubblicato un catalogo – in uscita entro la fine della mostra – con un testo critico di Benedetta Carpi De Resmini e poesie di Valerio Magrelli.
CYRIL DE COMMARQUE (1970, Perigueux)
Cyril De Commarque vive e lavora a Roma, dopo diversi anni di attività tra Londra e Berlino. Tra le numerose mostre personali e collettive si ricordano: Palazzo delle Esposizioni, Roma (2024–2025, Primitive); Royal Academy of Arts, Londra (2022); Saatchi Gallery, Londra (2019– 2020, Artificialis; 2019, Sweet Harmony); Colle Bereto, Toscana (2018, Art of Treasure Hunt – My Eden Is a Lie); Capalbio (2017, Treeline); Totally Thames Festival, Londra (2016, Fluxland); Macro – Museo d’Arte Contemporanea Roma, Roma (2015, Frontiers); Blain|Southern Gallery, Berlino (2014, Analog); Grand Palais, Parigi (2013, L’Échappée Belle); Le Stanze del Vetro, Fondazione Giorgio Cini, Biennale di Venezia (2013, Fragile!); Musée du Mémorial, Compiègne (2011, 42152); Bibliothèque Nationale de France, Parigi (2010, La Racine Perdue, Le Père de Mon Père – Die Verlorene Wurzel, Die Vater Meines Vaters); Espace Culturel Louis Vuitton, Parigi (2009, Écriture Silencieuse); Galerie 5213, Berlino (2009, Subduction Zone); Museum Night, Riga (2009, Feel at Home); St. Johannes Evangelist Kirche, Berlino (2008, La Racine Perdue, Le Père de Mon Père – Die Verlorene Wurzel, Die Vater Meines Vaters); 92Y, New York (2007, La Racine Perdue, Le Père de Mon Père – Die Verlorene Wurzel, Die Vater Meines Vaters). Ha inoltre realizzato una monumentale performance sonora a Londra, per la quale ha costruito una scultura-barca di 25 metri, lucidata e specchiante, intitolata Fluxland, che ha navigato lungo il Tamigi ospitando conferenze ed eventi a bordo.
LAURA PUGNO (1975, Trivero)
Le sue opere sono state esposte in mostre personali presso Simondi Gallery, Torino (2025); l’IICM, Mexico City (2024); Museo di Geografia, Padova (2024); Ca’Foscari,Venezia (2023); A Tale of A Tub, Rotterdam (2022); SÜDPOL, Lucerne (2022); Fondazione Pistoletto, Biella (2021); Fondazione Zegna, Trivero (2021); MUSE, Palazzo delle Albere, Trento (2021); Nida Art Colony, Lithuania (2019); Peola Simondi, Torino (2023-2007); MART, Rovereto (2014); MAN, Nuoro (2013); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2012). Tra le mostre collettive ricordiamo la Triennale di Milano (2026); Museo Muse,Trento (2025), il Circolo del Design, Torino (2023); Museo Montagna (2024); Casa Italia– Giochi Olimpici, Beijing (2022); Reggia di Venaria Reale, Venaria (2021); Museo Nazionale della Montagna, Torino (2020); Fondazione del Monte, Bologna (2019); Forum Stadtpark, Graz, con il quale ha vinto Q-International Spring award della La Quadriennale di Roma (2018); Casa Masaccio, Arezzo (2017); Galleria Erica Ravenna 82016); MAGASIN, Grenoble (2016). Premi: 2025 Strategia Fotografia con MUNAF, Milano; UNIDEE Residence Programs, Fondazione Pistoletto, Biella; nel 2022 Sustainable Art Prize, Ca’ Foscari, Venezia. 2020 IX Edizione dell’Italian Council, promosso dal MIC, Roma. 2013 premio Cairo, Milano. Ha fatto parte del collettivo Progetto Diogene, che ha co-fondato nel 2007 a Torino.
GAIA SCARAMELLA (1979, Roma)
Gaia Scaramella vive e lavora a Roma, ha partecipato a numerose manifestazioni, premi, talk, presentazioni, mostre personali e collettive, in Italia e all’Estero, tra le quali Esposizioni personali: Officine emotive, Studio Stefania Miscetti, Roma (2022); L29 Art Studio, Roma (2019); Glen Sacks / Gaia Scaramella, Brutti ma buoni, Temple University, Roma (2010) Esposizioni collettive talk presentazioni: Scarecrow, presso Flashback Habitat, Ecosistema per le culture contemporanee di Torino ( 2026); Latitudo Art Projects progetto realizzato nell’ambito della Piattaforma Europea Magic Carpets; Contemporanea 2022, Palazzo Ducale Orsini Colonna, Tagliacozzo (2022); Gaia Scaramella, Roma Città Aperta – spazio collaterale, a cura di Arianna Sera, progetto di Nomas Foundation a cura di Raffaella Frascarelli e Sabrina Vedovotto (2021); Unwritten Structures, Racconti (in)visibili, a cura di Micol di Veroli e Dominique Lora, (2019-2021); Babies Are Knocking, a cura di dionæa., Studio Stefania Miscetti, Roma (2021);Contempo, Acthung! Achtung!, a cura di Barbara Collevecchio e Micol Di Veroli, SUPERECO, a cura di Angelo Capasso, Invito all’opera #5, a cura di Achille Bonito Oliva, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma (2010); Artifici contemporanei e difformità barocche, a cura di Claudia Gioia, ARCOS – Museo Di Arte Contemporanea Del Sannio, Benevento (2010); Sant’Elena – La seduzione del segno, a cura di Martina Cavallarin, Sant’Elena, evento collaterale Biennale di Venezia (2009); Cose Mai Viste, a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo Barberini, Roma (2009); The Maddox Arts Summer Show, Londra (2008) Premi e riconoscimenti: “Premio Fabbri per l’arte”, Palazzo Pepoli Campogrande, Bologna (2015); “Premio Cairo”, permanente di Milano (2011)
LUCIA VERONESI (Mantova, 1976)
Lucia Veronesi si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano e si trasferisce a Venezia nel 2003. Fonda nel 2011 Spazio Punch, uno spazio non profit con sede in Giudecca, che ha co-diretto fino al 2015. Ha partecipato a diverse residenze artistiche in Italia e all’estero tra cui Lingue Sorelle, Città del Messico (2025); Søndre Green, Noresund, Norvegia. (2023); KH Messen, Ålvik, Norvegia (2019); Fondazione Ratti, Como (2000). Tra le sue mostre personali più recenti: Sin nombre conocido, Istituto Italiano di Cultura, Città del Messico (2025); Forse domani, Galleria Simondi, Torino (2025) ; La desinenza estinta, Kora, Castrignano dei Greci, Lecce (2024); Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Venezia (2024); Kunstindustrimuseum MiST, Trondheim, Norvegia (2024); Moca London, Londra (2024); Project Room #8, Archivio Pharaildis Van den Broeck, Milano (2023); Da sola nel bosco, D3082, Venezia, (2023); È successo il mare, Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare, (Ba), (2020); Fuori una gran notte di stelle, Muratcentoventidue Gallery, Bari, (2016); In piena presenza, Yellow, Varese, 2015. Tra le collettive: Intorno alla stella, Nashira Gallery, Milano (2025); Søndre Green, Norvegia (2023); De Rerum Natura, Circolo degli ufficiali della Marina, Venezia, (2022); A Bartebly, Galleria Alberta Pane, Venezia, (2021); Whatever it takes, AplusA, Venezia, (2020); Che arte fa oggi in Italia, 69. Premio Michetti, Fondazione Michetti, Francavilla al Mare, Pescara, (2018). I suoi video sono stati presentati in numerosi festival nazionali e internazionali tra cui 32.TFF, Torino Film Festival; MUFF 10. Montréal Underground Film Festival, Canada; ODAAQ#10, Video Festival, Francia. Nel 2026 è tra gli artisti in residenza invitati per Gibellina, Città dell’Arte Contemporanea. Tra i premi ricordiamo: 2023 è vincitrice della 12. Edizione dell’Italian Council, nel 2018 vince la 69. Edizione del Premio Michetti mentre nel 2002 riceve il premio Alida Premian, per giovani artiste donne
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