Emilio Prini

Emilio Prini ( Stresa, 1943 – Roma, 2016) 

Esponente di spicco dell’Arte Povera e delle prime esperienze nell’ambito concettuale, Emilio Prini (Stresa, 1943 – Roma, 2016) ha esercitato a partire dal suo debutto nel 1967 una forte influenza su artisti, critici e curatori, rimanendo tuttavia sempre una figura sfuggente ed enigmatica. Infatti, in seguito a un esordio particolarmente produttivo e intenso dal punto di vista espositivo (tra le fondamentali mostre di questo periodo si ricordano “Information”, curata da Kynaston McShine, “When Attitudes Become Form” di Harald Szeemann e “Op Losse Schroven” di Wim Beeren ed Edy de Wilde, mostre fondate dell’Arte Povera), a partire dal 1971 smise di coltivare strette relazioni con il mondo dell’arte. Non a caso, la sua carriera artistica verte su una insistita resistenza alla sovraesposizione del mondo artistico: secondo Prini, il gesto piĂą radicale che un artista possa fare è quello di rifiutarsi di partecipare alla mercificazione dell’arte. Così, nel 1971, nel catalogo della mostra “Arte Povera” al Kunstverein di Monaco, lascia bianche le pagine a lui dedicate; nel 2007 presenta a Roma una stanza vuota. Il vuoto infatti non è arte: è autentico e non lo si può copiare. Si è pertanto sempre rifiutato di replicare un’idea originale, opponendosi al concetto di opere e mostre riproducibili, fatto che ne spiega anche l’apparente scarsa prolificitĂ . Tuttavia, Prini è certamente un artista originale, la cui carriera è caratterizzata da prodotti e partecipazioni artistiche assolutamente autentiche e uniche.

Emilio Prini

Emilio Prini ( Stresa, 1943 – Roma, 2016) 

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