
Enrico Castellani (Castelmassa, 1930 – Celleno, 2017) è stato maestro dell’avanguardia internazionale e fondatore con Piero Manzoni della galleria Azimuth è celebre per le Superfici estroflesse che hanno rivoluzionato il rapporto tra luce, spazio e pittura.
Nato a Castelmassa (Rovigo) nel 1930. Dopo gli studi in Italia, si trasferì in Belgio dove frequentò l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Alla metà degli anni Cinquanta torna in Italia e inizia a lavorare per uno studio di architettura fino al 1963. Il 1959 segna la data della prima Superficie a rilievo: tele monocrome estroflesse e introflesse attraverso un sapiente gioco di chiodi e tela, in cui la luce diventa elemento strutturale dell’opera. Queste creazioni, sospese tra pittura e scultura, trasformano la bidimensionalità del quadro in spazio plastico e hanno fatto di Castellani una figura centrale dell’arte contemporanea.Successivamente prenderà parte, insieme a Manzoni alle esperienze del gruppo Zero, arrivando a fondare la Rivista Azimuth seguita dall’omonima galleria. Proprio qui nel 1960 tiene la sua prima personale. nello stesso anno espone tre superfici a rilievo alla mostra “Monochrome Malerei” allo Städtisches Museum di Leverkusen e, con Manzoni, espone alla Galleria la Tartaruga a Roma. Tanto la Galleria quanto la rivista divennero un punto di riferimento internazionale per l’avanguardia europea. Attraverso mostre e saggi, i due artisti si posero in netta contrapposizione rispetto ai principali movimenti artistici del tempo, aprendo la strada a nuove sperimentazioni. Nel 1963, a Milano, espone con una personale nella Galleria dell’Ariete, nel 1964 propone tre tele alla XXXII Biennale di Venezia e partecipa al Guggenheim International Award a New York. nel 1965 presenta una grande Superficie bianca al Museum of Modern Art di New York nella mostra “The Responsive Eye” Negli anni Settanta e Ottanta ampliò la sua ricerca includendo nuovi materiali e sperimentando ulteriori varianti sulle Superfici, che mantennero però sempre il rigore concettuale e formale originario.
Castellani rappresentò l’Italia alla Biennale di Venezia del 1964 e tornò più volte a esporre in contesti internazionali di primo piano. Nel 2010 ottenne un riconoscimento straordinario: fu il primo artista italiano a ricevere il Praemium Imperiale per la Pittura, conferito dalla Japan Art Association, uno dei massimi premi mondiali nel campo delle arti. Castellani si è spento a Celleno (Viterbo) nel 2017, lasciando un’eredità artistica che ha segnato in modo indelebile la ricerca visiva del Novecento, ponendo le sue Superfici come opere cardine della riflessione sulla luce, lo spazio e la percezione.
Le sue opere sono state esposte nei più prestigiosi musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Centre Georges Pompidou di Parigi e lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel (2022) a Città di Castello si è tenuta una grande mostra sul nero nelle opere degli artisti del Novecento in cui figurano anche le opere di Castellani. Nello stesso anno all’Auditorium Conciliazione di Roma lo ha visto esposto nella mostra “I Favolosi anni 60 e 70 a Milano”; nel (2024) a Mendrisio si è tenuta la più completa retrospettiva Svizzera dedicata all’artista “Enrico Castellani ” curata da Barbara Paltenghi Malacrida, Francesca Bernasconi, Federico Sardella in collaborazione con la Fondazione Enrico Castellani.
Enrico Castellani (Castelmassa, 1930 – Celleno, 2017)
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