
Fabio Mauri nacque a Roma nel 1926, figlio di Umberto Mauri, impresario teatrale e direttore generale della Mondadori, poi proprietario della casa di distribuzione Messaggerie Italiane, e di Maria Luisa Bompiani, sorella dell’editore Valentino Bompiani. Trascorse l’infanzia tra Bologna e Milano fino al 1957, anno in cui si trasferì definitivamente a Roma.
Giovanissimo, nel 1942, fondò insieme a Pier Paolo Pasolini la rivista Il Setaccio. Nel 1967, con Umberto Eco, Edoardo Sanguineti e Angelo Guglielmi, diede vita alla rivista Quindici. Figura di rilievo anche nel mondo editoriale, fu presidente delle Messaggerie e della Garzanti.
La sua attività artistica, iniziata nel clima dell’avanguardia romana degli anni Cinquanta, si sviluppò in molteplici direzioni: pittura, installazioni, performance, teatro, cinema e letteratura. Nel 1955 tenne la sua prima personale alla Galleria Aureliana di Roma, presentata da Pasolini. Due anni più tardi, nel 1957, realizzò i primi Schermi, monocromi che segnarono l’inizio della sua riflessione sullo “schermo” come forma simbolica del mondo, un tema che avrebbe attraversato tutta la sua opera.
Invitato più volte alla Biennale di Venezia (1954, 1974, 1978, 1993, 2003, 2013, 2015) e a dOCUMENTA di Kassel (2012), Mauri ha affrontato con costanza i nodi della memoria storica, dell’ideologia e dell’identità culturale europea. Negli anni Settanta sviluppò performance memorabili come Che cosa è il fascismo, Ebrea, Natura e Cultura, in cui lo spettatore era parte integrante dell’azione e della riflessione sulla storia.
Parallelamente, portò avanti una ricca attività editoriale e teorica: nel 1976 fondò con Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Jannis Kounellis e Umberto Silva la rivista La Città di Riga, e pubblicò libri d’artista come Linguaggio è guerra (1975) e Manipolazione di cultura (1976).
Negli anni Novanta e Duemila, Mauri è stato protagonista di retrospettive in Italia e all’estero: alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1994 e 1997), alla Kunsthalle di Klagenfurt (1997), a Le Fresnoy di Lille (2003), al MADRE di Napoli (2016), fino alla mostra The End al Palazzo Reale di Milano (2012) e a The End – Fabio Mauri al museo HEART di Herning, in Danimarca (2019).
Nel 2009, poco prima della sua scomparsa, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo nominò Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, riconoscendo in lui “una figura di rilievo nel panorama dell’arte e della cultura italiana”. Dopo la sua morte, la sua attività prosegue attraverso lo Studio Fabio Mauri – Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo.
Come sottolineato anche da Artribune, l’opera di Mauri si articola attorno a nuclei concettuali precisi – lo schermo, la proiezione, l’ideologia – affrontati con rigore e profondità, facendo del suo lavoro una riflessione costante sul rapporto fra pensiero, storia e linguaggio artistico.
Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), maestro dell’avanguardia italiana, fondatore con Pasolini de Il Setaccio e con Eco di Quindici, ha sviluppato un linguaggio radicale fatto di Schermi, performance e installazioni che indagano memoria, ideologia e storia.
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