
Fausto Melotti nacque a Rovereto nel 1901, quando la città faceva ancora parte dell’Impero austro-ungarico. Frequentò la Scuola Reale Elisabettina sotto la guida di Gaspare Melotti e Albina Fait. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si trasferì con la famiglia a Firenze, dove completò gli studi liceali. Nel capoluogo toscano ebbe modo di entrare in contatto con letterati e artisti d’avanguardia e di avvicinarsi all’arte del Rinascimento, studiando da vicino i capolavori di Giotto, Simone Martini, Botticelli, Donatello e Michelangelo.
Tornato a Rovereto dopo il conflitto, fu profondamente influenzato dal vivace ambiente culturale della sua città natale. Frequentò personalità come il futurista Fortunato Depero, l’architetto razionalista Gino Pollini (suo cugino e tra i fondatori del Gruppo 7), il compositore Riccardo Zandonai e incoraggiò il talento musicale del nipote prediletto, il futuro pianista di fama internazionale Maurizio Pollini.
Melotti si laureò in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano, ma presto abbandonò il percorso tecnico per dedicarsi all’arte. Dopo aver studiato musica, si avvicinò definitivamente alla scultura. Iniziò a Torino, nello studio di Pietro Canonica, e poi, dal 1928, proseguì all’Accademia di Brera a Milano, sotto la guida di Adolfo Wildt. Durante questo periodo, lavorò anche alla manifattura Richard-Ginori, collaborando con l’amico Gio Ponti e occupandosi di ceramica per uso commerciale.
Nel corso della sua carriera, Melotti sviluppò un linguaggio scultoreo unico, guidato da una costante ricerca personale volta ad articolare lo spazio in forme armoniche e musicali. Anche nelle opere più vicine alla tradizione novecentista – come quella esposta alla V Triennale di Milano del 1933 o le sculture realizzate per l’Esposizione Universale dell’EUR nel 1941 – emerge la sua poetica fatta di misura, leggerezza e attenzione ai materiali. Il suo lavoro si pone al crocevia tra il Novecento, la Metafisica e il Razionalismo, con forti legami con l’ambiente artistico della galleria Il Milione di Milano e con artisti come Lucio Fontana.
Melotti fu un innovatore anche nei materiali e nelle tecniche: lavorò con ceramica, gesso, teatrini polimaterici e soprattutto con le sue celebri e sottili sculture in acciaio, che portarono a sintesi lirismo, pensiero astratto e una vena surreale e ironica. Le sue opere, colme di vuoti e silenzi, furono una delle fonti d’ispirazione dichiarate di Italo Calvino per il suo capolavoro Le città invisibili.
Il pieno riconoscimento critico e pubblico arrivò solo nel 1967, con una mostra a Milano che segnò una svolta nella sua carriera. Melotti fu anche un apprezzato docente e direttore della Regia Scuola d’Arte di Cantù, oggi intitolata a suo nome.
Morì a Milano nel 1986, lasciando un’eredità artistica profondamente originale e una produzione che ha saputo fondere arte, musica, poesia e scienza in un linguaggio unico nel panorama del Novecento italiano e internazionale.
Fausto Melotti (1901–1986) è stato uno scultore, artista e intellettuale italiano, noto per le sue raffinate opere astratte in equilibrio tra arte, musica, poesia e razionalismo.
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