
Giulio Turcato nacque nel 1912 da Carlo Turcato, commissario del Regio deposito dei monopoli di sali e tabacchi, e Margherita Sartorelli. Compì gli studi artistici a Venezia, frequentando il liceo artistico e la scuola di nudo. Dopo aver vissuto a Palermo e Milano, nel 1942 espose la sua prima opera, una Maternità, alla Biennale di Venezia.
Nel 1943 si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con l’ambiente culturale frequentando l’Osteria Fratelli Menghi, celebre punto di ritrovo per artisti, scrittori e intellettuali. Nella capitale espose alla Galleria dello Zodiaco e alla Quadriennale, insieme ad artisti come Emilio Vedova e Toti Scialoja. Durante la guerra partecipò alla Resistenza e, terminato il conflitto, decise di stabilirsi definitivamente a Roma. Nel 1946 si recò a Parigi, dove approfondì la conoscenza dell’arte di Kandinsky e Picasso, influenze che segneranno profondamente la sua pittura. Nel 1947 fu tra i firmatari del manifesto Forma 1, gruppo di artisti che promuoveva un’arte astratta e non figurativa, in opposizione al realismo socialista. L’anno seguente partecipò alla V Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, e aderì al Fronte Nuovo delle Arti, con il quale partecipò alla Biennale di Venezia del 1948. Tuttavia, le divergenze stilistiche e ideologiche all’interno del gruppo lo spinsero ad allontanarsene. Nel 1952, Turcato aderì al Gruppo degli Otto, insieme ad Afro, Birolli, Corpora, Santomaso, Morlotti, Vedova e Moreni: alcuni dei massimi esponenti dell’astrattismo informale italiano. Con loro partecipò alla Biennale dello stesso anno, edizione discussa ma significativa per la sua carriera. Già nel 1950 aveva vinto il Premio Acquisto alla Biennale con l’opera Miniera. Nel biennio 1949-1950 aderì anche al progetto di Giuseppe Verzocchi, inviando per la Collezione del lavoro l’opera Gli scaricatori e un autoritratto. La collezione è oggi conservata a Palazzo Romagnoli di Forlì. Negli anni ’50, il suo stile astratto trovò una dimensione sempre più personale: mentre altri artisti come Vedova accentuavano il gesto, Turcato andava invece “raffreddando” la sua pittura, utilizzando colori morbidi e materiali non convenzionali come sabbia, gommapiuma e monocromi per creare superfici vibranti e suggestive, come le celebri Superfici lunari.
Partecipò alla Biennale di Venezia per quindici volte: nel 1950, 1952, 1954, 1956, 1958 (dove ottenne una sala personale e vinse il Premio Nazionale), 1966 (sala personale), 1968, 1972 (sala personale), 1982, 1986, 1988, 1993 e infine nel 1995, anno della sua morte.
Nel 1951 vinse il primo premio al Premio del Golfo a La Spezia con l’opera Cantiere, oggi al CAMeC. Nel 1953 ottenne un premio acquisto al Premio Spoleto, e nel 1955 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna acquistò un suo Reticolo. In altre edizioni della Quadriennale romana ricevette premi prestigiosi, tra cui quello della Presidenza del Consiglio.
A livello internazionale, espose in importanti mostre come Contemporary Italian Paintings (1963, in Australia) e Peintures italiennes d’aujourd’hui (1963-64, in Medio Oriente e Nord Africa). Partecipò anche a mostre di rilievo come documenta a Kassel e alla Biennale di San Paolo.
Le sue opere furono esposte nei più importanti musei del mondo, tra cui il MoMA di New York, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, la Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco, il Musée de l’Athenée di Ginevra, il Philadelphia Museum of Art e molti altri.
Giulio Turcato (Mantova, 16 marzo 1912 – Roma, 22 gennaio 1995) è stato un pittore italiano, fra i principali esponenti dell’astrattismo informale italiano.
Via della Reginella 3 – 00186 – Rome
Via di Sant’Ambrogio 26 – 00186 – Rome
email: artecontemporanea@ericafiorentini.it
tel.: (+39) 06 3219968
©2025 E.R.A. S.r.l. All Rights Reserved – Privacy Policy – Cookie Policy