Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900- Roma, 1972)  è stato un’artista tra i protagonisti dell’arte informale italiana, dalla figurazione degli esordi approdò a un linguaggio astratto basato sul celebre “segno” che ne fece un riferimento internazionale accanto a Fontana e Burri.

Nato a Roma da una  famiglia nobile: suo padre era Guglielmo Capogrossi Guarna, sua madre Beatrice Tacchi Venturi, sorella di Pietro Tacchi Venturi. Laureatosi in Giurisprudenza alla Sapienza, coltivò però sin da giovane la passione per la pittura.  Nel 1923 e il 1924 studiò pittura sotto Felice Carena alla Libera scuola di nudo di Roma.  nel 1925 inizia a frequentare la Casa d’Arte di Bragaglia, in seguito nel 1927  si reca spesso  a Parigi con Fausto Pirandello; fu questo il primo di vari viaggi che Capogrossi fece nella capitale culturale europea durante gli  anni della formazione.

Partecipa fin dai primi anni Trenta a importanti esposizioni: alla XXVII Biennale di Venezia del 1930 e, dal 1932, alle Sindacali Romane, alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano, presentando opere i che risentono molto dell’influenza parigina.  In questi primi anni  espone, nell’ambito della Scuola Romana, assieme a Corrado Cagli, Emanuele Cavalli ed Eloisa Michelucci  a Roma ed ancora alla  Galleria Il Milione di Milano, epicentro dell’astrazione italiana. In occasione della mostra alla Galleria  Jacques Bojean di Parigi, in cui partecipa con Sclavi, Cavalli e Cagli,  il critico Waldemar George coniò il termine “Ecole de Rome”. Firma nel 1933 con Roberto Melli e Emanuele Cavalli il “Manifesto del Primordialismo Plastico”,  prende  parte a una collettiva itinerante negli Stati Uniti “Exhibition of Contemporary Italian Painting” con opere che all’epoca riflettevano un linguaggio figurativo. nello stesso anno, alla Quadriennale di Roma, si impone come uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura romana, e nel 1939 la Quadriennale gli dedicherà una sala personale. 

Dopo la seconda guerra mondiale, Capogrossi attraversò una fase di rinnovamento stilistico. Abbandona gradualmente la figurazione avviandosi  verso un’arte astratta. Verso la fine degli anni Quaranta intraprese sperimentazioni che portarono la ricerca  a superare l’andamento tonale  e figurativo precedenti. risalgono infatti alla fine degli anni Quaranta le prime astrazioni che esprimono già un vocabolario personale ben definito, di matrice post-cubista, che si traduce in un linguaggio segnico costruito su matrici a forma di pettine, articolate con logica ma anche con grande libertà compositiva, avvicinandolo all’Informale.

Nel gennaio del 1950 alla Galleria del Secolo di Roma presentò la sua “nuova maniera”, nella quale comincia a emergere il segno distintivo che poi caratterizzerà la sua produzione astratta; un motivo grafico ricorrente, essenziale, che in varie opere si ripete in infinite variazioni, costituendo la struttura spaziale della tela. 

Da qui in poi Capogrossi a usare sistematicamente il titolo Superficie seguito da un numero per le sue opere astratte, segno della registrazione e catalogazione delle opere in questa fase.  Nel 1951 da vita insieme a Burri, Ettore Colla e Mario Balocco al gruppo Origine con l’intento di promuovere gli ideali dell’astrazione, inclusa una semplificazione espressiva.  

Nel corso della sua carriera ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali, partecipando a Biennali, Triennali e mostre importanti, e le sue opere sono state acquisite da musei prestigiosi.  Alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia si è tenuta nel 2012-2013 una grande retrospettiva (oltre 70 opere) intitolata CAPOGROSSI. Una retrospettiva, curata da Luca Massimo Barbero in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi, che ha ripercorso il suo intero itinerario artistico, dagli esordi figurativi fino al celebre alfabeto segnico degli anni ’50-’60. 

Nel 2022 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha organizzato la mostra Capogrossi. Dietro le quinte a cura di Francesca Romana Morelli per celebrare i cinquant’anni dalla morte dell’artista. Questa mostra ha ricostruito il percorso dall’inizio figurativo/tonale alla stagione dell’astrattismo, includendo opere non viste da lungo tempo, documenti, opere su carta e alcuni rilievi bianchi degli anni ’60. più recentemente il  lMA*GA di Gallarate ha inaugurato una mostra che parte da Kandisky ed arriva fino all’astrattismo italiano in cui figura anche Capogrossi (2025). 

Giuseppe Capogrossi

Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900- Roma, 1972) 

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