
Jusuf Hadžifejzović (Prijepolie, 1956) è uno degli artisti più importanti e influenti sulla scena dell’arte contemporanea bosniaca.
è nato nel 1956 a Prijepolie, una piccola città situata attualmente al confine tra Serbia, Bosnia Erzegovina e Montenegro. Fin da giovanissimo ha iniziato a studiare arte a Sarajevo per poi proseguire gli studi a Belgrado, dove ha realizzato la sua prima mostra personale, e nel 1980 all’Accademia statale di Düsseldorf con Klaus Rinke. Ritornato a Sarajevo, contribuisce al rinnovamento della scena artistica contemporanea nell’area balcanica, riunendo gli artisti con cui condivide la concezione e il pensiero artistico, dando vita a una serie di mostre personali a cui aderiscono più di cento artisti. Nasce così una vera e propria biennale jugoslava, la Documenta jugoslava, che però vedrà solo due edizioni dal 1987; la terza sarà interrotta dallo scoppio della guerra. Nel 1992 Hadžifejzović si rifugia in Belgio, dove inizia un periodo particolarmente fecondo per il suo lavoro: collabora con la Dennis Anderson Gallery, partecipa alle Biennali di Venezia, Istanbul e a diverse mostre internazionali. La sua arte rappresenta una svolta e un’opposizione contro il dominio di un sistema che assoggetta l’arte e la cultura alle mere ragioni del potere e del mercato. Reagisce contro la cultura del kitsch, del commercio, della politica e della manipolazione dell’arte e degli artisti, utilizzando il linguaggio forte delle performance e delle installazioni. La necessità di riconsiderare il ruolo dell’artista nella società e di restituirgli una funzione determinante in questo senso, lo porta, a guerra finita, a tornare a Sarajevo dove riunisce nuovamente artisti e critici internazionali per riprendere il lavoro interrotto di Documenta jugoslava. È in questo contesto che si forma una delle personalità più indipendenti e provocatorie dell’arte contemporanea dell’Europa orientale. Hadžifejzović analizza ogni dettaglio della vita con gli occhi di un antropologo e di un archeologo. Tutto è fonte di ispirazione. Raccoglie e compra cose vecchie ovunque possa; utilizza materiali di scarto e oggetti in disuso; tutto ciò che è stato usato, gettato o dimenticato: mute testimonianze della condizione umana con le sue infinite contraddizioni, oscurate dal buio dell’oblio che, attraverso una sorta di gioco tautologico, vengono nuovamente portate alla luce per rivelare la loro esistenza. Così i sacchetti di carta in cui compriamo il pane, la carta da imballaggio, i vecchi giornali su cui viene applicata la pittura – i colori prevalenti sono il nero, il bianco, il grigio, le sfumature, i colori della terra – si rivelano segni del nostro ambiente di vita, frammentari e proprio per questo ancora più significativi.La pittura traccia le linee delle pieghe delle buste, della carta da imballaggio, delle righe scritte dei giornali, cancellando così il contenuto ed evidenziando l’autoreferenzialità del linguaggio come qualcosa di prezioso. Tra le sue mostre personali, ricordiamo: From Kitsch to Blood Is Only One Step a Cetinje (1991); Body and the East alla Moderna galerija Ljubljana,, Slovenia (1998); Charlama al Macro Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2009); Čarlama al Virtual Museum of Sarajevo Assassination, Bosnia (2006).
Tra le sue mostre più importanti possiamo citare: la Biennale di Venezia 2009, 2005; la XII Biennale di Scultura di Carrara al Museo della Scultura (2006) ; la performance del 2007 nella galleria romana La Nuova Pesa e la mostra personale dedicata ai suoi dipinti da Erica Fiorentini Arte Contemporanea a Roma (2008). Più Recentemente ha preso parte alla mostra Collettiva How to go on? tenutasi in occasione dei trent’anni dalla guerra dei Balcani, Museo d’Arte Contemporanea Metelkova (+MSUM) di Lubiana (2025).
Jusuf Hadžifejzović (Prijepolie, 1956)
Via della Reginella 3 – 00186 – Rome
Via di Sant’Ambrogio 26 – 00186 – Rome
email: artecontemporanea@ericafiorentini.it
tel.: (+39) 06 3219968
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