
Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995) stato un artista italiano noto per l’uso innovativo di materiali non tradizionali, come sacchi, legni bruciati e plastiche, anticipando l’arte informale.
nasce a Città di Castello in Umbria, nel 1915. Segue gli studi di medicina e si laurea nel 1940. Arruolatosi come ufficiale medico, viene fatto prigioniero a Tunisi dagli inglesi nel 1943. L’anno successivo viene trasferito dagli americani in un campo di prigionia in Texas, dove isolatosi completamente, comincia a dipingere. Tornato in Italia nel 1946 si stabilisce a Roma per dedicarsi definitivamente alla pittura.
Nel 1947 tiene la sua prima personale a Roma alla galleria La Margherita presentato da Libero De Libero e Leonardo Sinisgalli: le opere esposte sono paesaggi e nature morte calati talvolta in visioni di pura fantasia. L’anno successivo, alla stessa galleria, espone per la prima volta opere astratte dominate da grafismi sottili e lineari. Succedono a queste opere gli interventi sulla materia, pomice, catrame, sabbia terre; appaiono i Neri, le Muffe e i Catrami, i Gobbi. Nella serie dei Gobbi introduce la modellazione della superficie di supporto con una struttura di legno, dando al quadro un aspetto plastico più evidente. Nel 1951 prende avvio il Gruppo Origine, insieme a Capogrossi, Balocco e Colla.
Alla prima metà degli anni Cinquanta appartiene la sua serie più famosa: quella dei Sacchi. Sulla tela uniformemente tinta di rosso o di nero incolla dei sacchi di iuta. Questi sacchi hanno sempre un aspetto “povero”: sono logori e pieni di rammenti e cuciture. Dal 1957 in poi, con la serie delle “combustioni”, compie una svolta significativa nella sua arte, introducendo il “fuoco” tra i suoi strumenti artistici. Con la fiamma brucia legni o plastiche con i quali poi realizza i suoi quadri. In questo caso l’usura che segna i materiali non è più quella della “vita”, ma di un’energia che ha un valore quasi metaforico primordiale – il fuoco – che accelera la corrosione della materia.
Nella sua poetica è sempre presente, quindi, il concetto di “consunzione” che raggiunge il suo maggior afflato cosmico con la serie dei Cretti che inizia dagli anni Settanta in poi. In queste opere, realizzate con una mistura di caolino, vinavil e pigmento fissata su cellotex, raggiunge il massimo di purezza e di espressività. Le opere, realizzate o in bianco o in nero, hanno l’aspetto della terra essiccata. Anche qui agisce un processo di consunzione che colpisce la terra, vista anch’essa come elemento primordiale, dopo che la scomparsa dell’acqua la devitalizza lasciandola come residuo solido di una vita definitivamente scomparsa dall’intero cosmo.
Nell’opera di Burri l’arte interviene sempre dopo. Dopo che i materiali dell’arte sono già stati “usati” e consumati. Essi ci parlano di un ricordo e ci sollecitano a pensare a tutto ciò che è avvenuto nella vita precedente di quei materiali prima che essi fossero definitivamente fissati nell’immobilità dell’opera d’arte. La poetica di Burri ha radicalmente rimesso in discussione il concetto di arte e del suo rapporto con la vita: l’arte come finzione mimetica che imita la vita appare ora definitivamente sorpassata da un’arte che illustra la vita con la sincerità della vita stessa.
tra le mostre più importanti in vita sono annoverate: Nel (1951) partecipa alla prima mostra del gruppo “Origine” a Roma, accanto a Capogrossi, Colla e Ballocco.
Nel 1953 tiene una personale alla Galleria La Margherita di Roma, presentata da Cesare Brandi; (1955) espone per la prima volta negli Stati Uniti alla Stable Gallery di New York, evento che segna l’inizio della sua affermazione internazionale; (1957) a Chicago e poi al Carnegie International di Pittsburgh; (1958) si tiene la mostra “Burri: Ferri” alla Galleria Blu di Milano; (1959) partecipa alla Biennale di San Paolo e alla Biennale di Venezia; (1960) espone al Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires; (1963) retrospettiva itinerante attraversa gli Stati Uniti: Houston, Minneapolis, Buffalo e San Francisco.
(1967) due importanti mostre retrospettive vengono organizzate alla Kunsthalle di Darmstadt e al Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam; (1971) la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino dedica a Burri un’ampia antologica; (1972) il Musée National d’Art Moderne di Parigi gli riserva una mostra personale.
(1976) la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ospita una grande retrospettiva; (1989) Burri realizza il “Grande Cretto” di Gibellina, che diventa una delle sue opere ambientali più note; (1991) viene presentata una retrospettiva al Castello di Rivoli e al MAR di Ravenna.
Dopo la sua morte, continuano le celebrazioni: nel 2015 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York dedica a Burri la grande mostra “Alberto Burri: The Trauma of Painting”, a cura di Emily Braun, una delle più complete mai organizzate all’estero. Nel 2019 la Fondazione Giorgio Cini di Venezia ospita “Burri. La pittura, irriducibile presenza”.
Nel 2021-2022 la Fondazione Ferrero di Alba presenta “Burri. La poesia della materia”. Nel 2023-2024 il MAR di Ravenna propone “BURRIRAVENNAORO”, in dialogo con la luce e la materia del colore.
Nel 2024 la Fondazione Burri organizza la mostra “The Golden Way” alla Ca’ d’Oro di Venezia, dedicata ai rapporti tra pittura e oro nella produzione dell’artista. Più recentemente il lMA*GA di Gallarate ha inaugurato una mostra che parte da Kandisky ed arriva fino all’astrattismo italiano in cui figura il gruppo Origine (2025).
Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995)
Via della Reginella 3 – 00186 – Rome
Via di Sant’Ambrogio 26 – 00186 – Rome
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