
Nel 1935 Leoncillo Leonardi (Spoleto, 18 novembre 1915 – Roma, 3 settembre 1968) si trasferisce a Roma dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.
Conosce De Libero e Cagli, ispiratori della galleria La Cometa, luogo di incontro di artisti più giovani e meno compromessi con l’arte di regime: Mario Mafai e Antonietta Raphael, Corrado Cagli, Mirko e Afro Basaldella, Pericle Fazzini, Marino Mazzacurati.
Nel 1939 si trasferisce a Umbertide (Umbria) dove lavora con la ceramica, tecnica che rimarrà una costante nella sua produzione. Tra le opere maggiori del primo periodo romano, ricordiamo i “mostri” mitologici: l’Arpia, la Sirena, l’Ermafrodito, San Sebastiano (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna); e ancora i Suonatori e le Quattro Stagioni. Si tratta di terrecotte invetriate policrome, modellate dall’interno per ottenere volumi gonfi, dall’aspetto morbido, dove gli smalti regalano guizzi improvvisi che accendono il colore di sapienti tonalità. Nel 1940, su invito di Giò Ponti, partecipa alla VII Triennale di Milano. Alla fine del 1941, dopo aver evitato la frequenza del corso per allievi ufficiali al momento della chiamata alle armi, pubblica a Milano una raccolta di poesie brevi, il Bestiario.Partecipa alla Resistenza e dopo la Liberazione espone con Cagli, Guttuso, Mafai, Mirko e altri alla mostra romana Arte contro la barbarie, nel 1944, vincendo il primo premio con due versioni della madre romana uccisa dai fascisti.
Nel 1947 aderisce al Fronte Nuovo delle Arti con Corpora, Franchina, Fazzini e Turcato, con i quali espone alla Biennale di Venezia del 1948. Nel 1949 realizza la sua prima mostra personale alla Galleria del Fiore di Firenze, presentata da Roberto Longhi. Nel 1956, in seguito a una profonda crisi ideologica, si dimette dal Partito Comunista e inizia una severa revisione del suo lavoro nell’ultimo decennio.
Nel 1957 espone alla “Tartaruga” di Plinio De Martiis, una nuova produzione decisamente orientata in senso informale. I suoi colori vivaci e il controllo di plastiche e smalti, lo portano a risultati di altissimo livello, in cui affronta anche temi spaziali non lontani dall’esperienza affrontata da Lucio Fontana.
La XXXIV Biennale di Venezia gli dedica una sala personale nel 1968, anno della sua prematura scomparsa a Roma. Tra le sue mostre più significative, dopo la sua morte, ricordiamo: l’antologica a Spoleto (1969) a cura di Carandente, e un’altra nel 1979 alla GNAM a cura di Mantura; “Il sangue di Leoncillo” (1990, Fortezza da Basso, Firenze) a cura di Mascelloni e Sargentini.
Ha partecipato a “The Italian Metamorphisis” nel 1994 a cura di Celant al Guggenheim di New York, e nel 1995 a “Fra terra & cielo – Fontana, Melotti, Leoncillo” alla Torre Colombera di Gorla Maggiore (Varese).
Leoncillo Leonardi (1915–1968) è stato uno scultore italiano tra i più innovativi del Novecento, noto per l’uso espressivo della ceramica e per opere che uniscono materia, gesto e tensione drammatica tra informale e figurazione.
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