EQUILIBRI – maggio 2014

5 Maggio 2014

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30 Settembre 2014

› Giovanni Anselmo, Giacomo Balla, Simone Berti, Alexander Calder, Alice Cattaneo, Pietro Fortuna,

Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Maurizio Mochetti, Giorgio Morandi, Grazia Toderi, Gilberto Zorio

A cura di Laura Cherubini ed Erica Ravenna

 

Nel 1992 la Galleria Erica Fiorentini aveva inaugurato la sua attività con la mostra La Misura Italiana, laddove Misura stava per quel senso di “innata eleganza” proprio  della storia e della cultura specifiche del nostro paese. Oggi nell’era liquida della globalizzazione, segnata dalla velocità degli accadimenti e dallo stravolgimento delle regole, torniamo a riflettere su questo tema da un’altra angolazione: l’inesauribile aspirazione all’equilibrio come condizione propria dell’esistere.

E’  la contrapposizione dialettica ordine e disordine, Apollo e Dioniso, spiritualità e materialità; tra i due istinti primordiali si situa lo struggente tentativo di raggiungere la felicità. E’ l’arte a cogliere questo attimo fuggente. Il precario equilibrio dell’arte riassume al suo interno asimmetria e disequilibrio. La ricerca della felicità si fa intima, come Eraclito insegna, e viene svelata dagli artisti nelle loro opere : Giovanni Anselmo, Giacomo Balla, Simone Berti, Alexander Calder, Alice Cattaneo, Pietro Fortuna, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Maurizio Mochetti, Giorgio Morandi,  Grazia Toderi, Gilberto Zorio.   

I Mobiles di Calder calibrati e leggeri, le esili sculture futuriste di Balla, testimoniano  questa tensione, in “bilico” tra forza e precarietà, che ritroviamo nelle materie plastiche di Zorio, nelle lastre di  marmo di Anselmo, nelle ceramiche plasmate dal fuoco di Melotti o ancora nelle  fragili architetture di Licini. La concezione di uno spazio aperto e delle sue proprietà scientifiche di Mochetti, quella di un universo in continuo movimento delle Orbite  di Grazia Toderi, o ancora di uno spazio rarefatto nel quale sia possibile oltrepassare un confine immaginario, come nelle nature morte di Morandi, piuttosto che i luoghi della memoria, tra la ragione e il sentimento di Pietro Fortuna, l’ambiguità delle figure di Simone Berti, le costruzioni/decostruzioni di Alice Cattaneo, tutte sono espressione di questo conflitto permanente e profondo: l’aspirazione all’equilibrio e l’attrazione verso la sua perdita.

 

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